Villa Reale

Umberto I di Savoia

Il figlio di Vittorio Emanuele II e di Maria Adelaide d’Asburgo nasce a Torino nel 1844. È poco più che un ventenne quando, durante la seconda guerra d’Indipendenza e in qualità di comandante della 16° divisione, si distingue nella battaglia di Custoza (24 giugno 1866) arginando un attacco della cavalleria austriaca. Nel 1868 si sposa con Margherita di Savoia-Genova, sua prima cugina. Dieci anni dopo, alla morte del padre, sale al trono col nome di Umberto I. Umberto comprende da subito che i Savoia hanno bisogno di un paese che si senta legato alla monarchia e che in essa si riconosca,  e non perde occasione per essere sempre in prima linea a consolare e a portare aiuti alle popolazioni colpite da sciagure (i terremotati di Casamicciola, nel 1883, o i colerosi di Napoli nel 1884). Questa sollecitudine gli fa meritare l’appellativo di “Re Buono”. Pur essendo rispettoso del regime parlamentare, negli anni di crisi che seguirono la sconfitta di Adua (1896) Umberto punta a un rafforzamento delle prerogative regie e a una politica fortemente conservatrice e autoritaria. Questa tendenza culmina con la durissima repressione dei moti milanesi del 1898. In quest’occasione il generale Fiorenzo Bava Beccarsi dà l’ordine di cannoneggiare sulla folla: è una strage che lascia sul campo 82 morti (ma le stime dell’opposizione dicono addirittura 300!) e 503  feriti. Re Umberto pensa bene di dare allo spietato generale una decorazione, la Croce di Grand’Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia, “per il servizio reso alle istituzioni e alla civiltà”. È la goccia che fa traboccare il vaso: il 29 di luglio, nei pressi della Villa Reale di Monza,  sua residenza prediletta, Umberto viene assassinato a colpi di rivoltella dall’anarchico Gaetano Bresci.