Giardini Reali

Tempietto

Belvedere neoclassico di origini tardo-settecentesche, il Tempietto progettato dall’architetto Piermarini si specchia nel laghetto dei Giardini Reali.

Elemento di rilievo del progetto di Giuseppe Piermarini per la nuova area del giardino annesso alla villa arciducale, il manufatto è probabilmente il più noto arredo dell’impianto paesaggistico, tipico dello stile inglese rivisitato ed attualizzato in Italia. Il tempietto neoclassico costituisce inoltre uno dei punti focali dei Giardini Reali, sia come oggetto decorativo ritratto in numerose vedute ottocentesche, sia in quanto belvedere della passeggiata che, attraverso sentieri ascendenti e discendenti, costeggia il Laghetto. In effetti, già nella sistemazione originaria, la vegetazione era stata disposta con sensibilità e attenzione perché la sua immagine potesse rispecchiarsi nell’acqua lacustre.

Di ispirazione classica, il tempietto si qualifica come elemento di rilievo nell’impianto ideato dall’architetto Giuseppe Piermarini, tra il 1778 e il 1783 secondo lo stile paesaggistico all’inglese. Di forma circolare e con pronao rettangolare, il piccolo edificio costituisce un ideale luogo di sosta grazie alla sua posizione rialzata sulla collinetta, tra le fronde di alberi ed arbusti. La sua pittoresca immagine, che si riflette sulle ferme acque del Laghetto, costituisce il fulcro di uno dei quadri di paesaggio più apprezzati e ritratti dei Giardini Reali.

La sistemazione Piermariniana è infatti documentata fin dagli inizi del XIX secolo da molte fonti iconografiche, incisioni e descrizioni, tra cui si ricordano i celebri dipinti di Martino Knoller, ritraenti la cascata con laghetto e la grotta con ninfeo, o le incisioni tratte dai disegni di Gaetano Riboldi, pubblicate nel 1801 nel trattato di Ercole Silva, Dell’arte de’ Giardini Inglesi, con una veduta sul lago e il tempietto classicheggiante sullo sfondo (Tav. XXXV). In effetti il conte Silva dovette fornire più di uno spunto al Piermarini perché ancor prima di pubblicare la sua opera aveva condiviso con Ferdinando d’Asburgo parte del viaggio intrapreso tra il 1783 e il 1786 attraverso Francia, Svizzera, Olanda, Inghilterra e Germania per visitare i giardini del “nuovo stile”, al fine di importarne la moda in Italia. Tra le numerose testimonianze dell’entusiasmo suscitato dal giardino paesaggistico, non meno affascinanti sono le incisioni di Federico Lose, pubblicate nella Promenade dans le Parc I.R. et les Jardins de Monza a corredo dell’almanacco per l’anno 1827, o le vedute realizzate da Carlo Sanquirico, entrambe in grado di restituire la bellezza di un luogo in cui il tempo ha apparentemente cessato di scorrere.

Successivamente anche l’architetto Luigi Canonica si interessò al manufatto, e in occasione dei lavori di completamento dei Giardini Reali si impegnò a ripristinare l’originale copertura in rame del tempietto.
Dopo vari interventi conservativi, gli ultimi dei quali hanno comportato il ripristino del colore parietale ottocentesco, il tempietto attraversa oggi un periodo di evidente degrado, Il Consorzio Villa Reale e parco di Monza ha avviato le procedure per il suo recupreo conservativo.