Parco di Monza

Roccolo

Situato all’interno del perimetro dell’Autodromo, a est del viale Mirabello, il roccolo è un’architettura vegetale utilizzata storicamente per la caccia agli uccelli con le reti, a scopi alimentari e ludici.

Il roccolo presente attualmente nel Parco di Monza non appartiene all’impianto ottocentesco del parco e non se ne conosce l’esatta data di costruzione. A pianta circolare (circa 55m di diametro), è circondato da un doppio filare di carpini fra cui un tempo erano tese sottili reti; al centro alberi da frutto e da bacca attiravano gli uccelli di passaggio. Il roccolatore, nascosto in una torretta mimetizzata dalla vegetazione e non più esistente, spaventava gli uccelli che, alzandosi improvvisamente in volo, rimanevano impigliati nelle reti. Utilizzato fino agli anni ’30 del Novecento e poi abbandonato e lasciato degradare, è stato riqualificato nel 2007.

Il “roccolo” o “uccellanda” è un tipo di architettura vegetale tipico dell’area lombardo-veneta. Si tratta di strutture nate per l’uccellagione, ossia per catturare uccelli a fini alimentari e ludici.

Tradizionalmente i roccoli erano costituiti da un doppio filare di alberi disposti a cerchio o ellisse, distanziati qualche metro e con reti tese fra un albero e l’altro. La specie più utilizzata era il carpino, che resiste bene a frequenti potature e in inverno non perde mai del tutto le foglie. All’interno del cerchio veniva ricreato un vero e proprio paradiso per attirare gli uccelli di passaggio: acqua, alberi da frutto e da bacca, conifere per creare zone all’ombra e richiami vivi, ossia gabbiette con uccelli. Da un lato, ben mimetizzato nella vegetazione, si trovava un capanno o una torretta per il roccolatore che, al momento opportuno, spaventava gli uccelli facendo in modo che essi, alzandosi in volo in modo improvviso e scomposto, rimanessero impigliati nelle reti perimetrali.

Si tratta di architetture vegetali di grande importanza storica e paesaggistica; progettate secondo regole precise, erano lunghe da realizzare e difficili da mantenere. Il roccolatore, infatti, doveva essere sia un esperto giardiniere che un colto ornitologo. I roccoli non erano solo fonte di cibo, ma anche occasioni di divertimento e di socializzazione durante le lunghe ore in attesa degli uccelli.

Il roccolo presente oggi nel parco di Monza non appartiene all’impianto ottocentesco del parco né si conosce la data esatta della sua costruzione. Risulta però che dall’inizio del Novecento fino ad almeno gli anni ’30 esso fosse concesso in gestione a privati e regolarmente utilizzato e manutenuto. La guerra, le alte spese di gestione e l’entrata in vigore della proibizione della caccia agli uccelli con le reti, ha fatto sì che il roccolo fosse via via abbandonato. Nel dopoguerra, il prato del roccolo e il roccolo stesso sono stati addirittura adibiti a zona di campeggio in occasione dei Gran Premi di Formula 1. Le conseguenze sono facili da immaginare: piante non potate adeguatamente, sottobosco invaso da vegetazione spontanea, rifiuti vari. Quel che ne resta si trova all’interno dell’area dell’Autodromo, nei prati a est del viale Mirabello. Dopo il 2000 l’area è stata interessata da un progetto di restauro e riqualificazione conclusosi nel 2007. Della struttura originale rimane la pianta circolare (il diametro esterno misura circa 55m) ma non vi è più traccia della torretta; le piante sono state in gran parte sostituite con nuovi esemplari.