mura neogotiche
Giardini Reali

Mura Neogotiche

Le mura neogotiche, con monumentale portale e camminamento superiore, sono state edificate dall’architetto Giacomo Tazzini contestualmente alla torretta, prendendo spunto dalle rovine dell’antico sistema difensivo della città.

La costruzione, ispirata alle antiche mura della città di Monza in forma di rovina, fu portata a compimento dall’architetto Giacomo Tazzini, che intervenne dopo il Canonica, ampliando e riqualificando questa zona dei Giardini Reali.

Non a caso, le mura sono ritratte a partire dal terzo decennio dell’Ottocento nelle stampe dedicate alle bellezze dei Giardini Reali, contestualmente alla Torre neogotica provvista di belvedere. Le acqueforti dei coniugi Lose, pubblicate a corredo dell’Almanacco per il 1827, o le Vedute di Carlo Sanquirico restituiscono appieno l’idea del giardino dell’epoca, in cui la Natura pare appropriarsi delle fabbriche realizzate dall’uomo, secondo il gusto delle rovine aderente alla moda del Gothic Revival.

Con la costituzione del Parco di Monza, con decreto imperiale del 5 settembre 1805, i Giardini Reali furono ampliati coinvolgendo nella sistemazione paesistica tutta l’area retrostante la residenza, fino al Lambro. Incaricato dal viceré Eugenio di Beauharnais, Luigi Canonica scelse di mantenere e adattare gli edifici preesistenti inserendo nuovi monumenti tra la vegetazione, sviluppata in modo apparentemente naturale, ma sulla base del preciso piano impostato dal suo predecessore. Nella stessa area Giacomo Tazzini, succedutogli nel ruolo di architetto dei Reali fabbricati, intervenne sull’altura poco distante dalla grotta e dal tempietto, là dove il piano piermariniano aveva dato spazio alla "vigna toscana", edificando una torre in stile medievale e ricreando le antiche mura difensive della città, in forma di rovina.

Una copiosa serie di disegni, attribuibili a Tazzini, mostrano l'evoluzione e la definizione di questa idea, in cui il "Casino alla gotica" è parte di una più ampia ed elaborata "scena" di giardino, con le rovine di una porta di fortezza merlata ad arco acuto e relativo androne, che si apre in un tratto di basse mura dotate di un torrino-garitta poligonale d'angolo. Dai disegni si evince che il Casino della torre, l'ingresso della fortezza e i muri attigui furono ultimati entro il 1824, mentre erano ancora incompleti i "muri fingenti un interno cortile dirocato, decorati con frammenti di marmi antichi e altro", ove gli stemmi viscontei volevano rievocare la memoria delle antiche mura di Monza e del castelletto che sorgeva a Porta Nuova, demoliti nel primo Ottocento anche per riutilizzarne i materiali nel muro di cinta del Parco.

L’intera scena medievale, riprodotta nelle stampe tratte dai disegni di Federico Lose e Carlo Sanquirico, aveva un importante precedente nella torre in rovina del giardino di Villa Cusani a Desio, descritta e ritratta nel trattato di Ercole Silva. Lo stesso Tazzini aveva già sperimentato il tema in occasione del progetto per il Molino del Cantone, che inglobava resti di una fortificazione medievale lungo il Lambro, forse ispirato dall’intervento del suo predecessore nella cascina San Fedele, in cui furono utilizzati alcuni elementi decorativi provenienti dalla smantellata facciata della chiesa di S.Maria di Brera.