Giardini Reali

Grotta del Nettuno

Piccola cavità posta sulla sponda settentrionale del laghetto, con il gruppo scultoreo dedicato a Nettuno che fuoriesce dalle acque.

Molti arredi progettati da Giuseppe Piermarini, ispirato dai testi consultati presso la biblioteca di corte, o consigliato da personalità dell’epoca (quali Ercole Silva, o Giuseppe Levati) andarono distrutti, o furono trasformati in tempi successivi, ma alcuni di essi restituiscono appieno l'idea generale di quell’area dei Giardini Reali in cui applicò, tra i primi, lo stile “all’inglese”.

La scena che fin da subito ebbe maggiore fortuna iconografica fu quella del laghetto superiore, con il tempietto circolare di ordine ionico sullo sfondo. Sulla riva settentrionale, a far parte del medesimo quadro paesistico (il cui modello va ricondotto al parco di Stourhead), Piermarini fece collocare una grotta con le sculture del dio fluviale Lambro e di due cavalli, parzialmente immerse nell’acqua lacustre. Il soggetto del gruppo scultoreo, tuttora esistente, è palesemente ispirato all’iconografia di Nettuno, sebbene sia identificabile grazie alla testimonianza dell’erudito gesuita spagnolo Juan Andrés, che pare abbia visitato la Villa Reale (allora arciducale) nel 1791, restituendo una prima descrizione dei giardini, precedente a quella di Ercole Silva. Preziosa testimonianza iconografica è invece offerta dal dipinto di Martin Knoller che rappresenta il laghetto superiore con il gruppo del dio Lambro (nume tutelare delle acque del posto, che alimentavano il piccolo lago attraverso la Roggia del Principe), tuttora interpretato erroneamente come Nettuno che fuoriesce dalle acque.