Giardini Reali

Giardino roccioso e Belvedere

Giardino roccioso, con grotta e belvedere, progettato dall’architetto Piermarini in occasione della sistemazione, in “stile inglese”, promossa dall’ottavo decennio del Settecento.

Quando i lavori di edificazione della Villa erano ormai a buon punto, l’architetto Giuseppe Piermarini intraprese i lavori di sistemazione dell’area nord-orientale dei giardini secondo il nuovo stile «all’inglese», arricchendola di arredi ispirati a suggestioni e temi letterari.

Nei pressi della piccola cascata ritratta nelle celebri incisioni di Gaetano Riboldi pubblicate nel trattato di Ercole Silva, collocò la grotta, che all’epoca presentava un’elaborata facciata architettonica, nella tradizione delle grotte-ninfeo nei giardini all’italiana, successivamente privata del rivestimento lapideo e rielaborata ad imitazione delle rocce naturali.

Progettata dal Piermarini a fine Settecento, la grotta-ninfeo presentava un’elaborata facciata architettonica e una terrazza-belvedere con balaustrata, che offriva una scenografica veduta sul viale alberato che si estendeva verso est lungo il prospetto settentrionale del palazzo, fino al Lambro. Preziosa testimonianza dell’assetto originario di questa struttura, successivamente spogliata del rivestimento lapideo, è una coppia di dipinti di Martin Knoller, uno dei quali è dedicato proprio al prospetto della grotta-ninfeo con la cascata.

In occasione degli interventi promossi dall’architetto Luigi Canonica nei Giardini Reali dal primo decennio dell’Ottocento, la facciata con lesene binate a fasce di bugnato rustico risulta gravemente deteriorata, mentre l’organo interno alla grotta è compromesso a causa dell’umidità. Nel 1814 i giochi d’acqua vennero pertanto “rifatti per intero”, mentre la facciata fu rimossa l’anno successivo, anche a causa dell’eliminazione del lungo viale alberato che terminava sullo scenografico fondale del ninfeo. Canonica provvide quindi alla realizzazione di una struttura a imitazione di una grotta naturale, con conci di ceppo rustici addossati al vecchio muro, a completamento del giardino roccioso creato dal Piermarini su ispirazione di Ercole Silva, o del precedente testo di Thomas Whately (L'art de former les jardins modernes ou l'art des jardins anglois, 1771).

Non a caso lo stesso Silva, descrivendo l’area settentrionale dei Giardini Reali, scriveva nel suo trattato: “le vicine roccie sono superlativamente ben imitate, e per di sotto in parte racchiudono grotte, congegnate con bell’artificio di acque, di tuffi, e di vedute […]”.